In occasione del recente viaggio di istruzione a Napoli, le classi quarte del nostro Liceo hanno visitato il MANN (Museo Archeologico Nazionale) e, tra le altre meraviglie, la mia attenzione si è a lungo soffermata sui celebri papiri carbonizzati risalenti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che aveva colpito anche la città di Ercolano.

Com’è noto, nel XVIII secolo, in questa città, vennero effettuati dagli studiosi della corte di Carlo III di Borbone, degli scavi archeologici che portarono al ritrovamento della cosiddetta Villa dei papiri, un’immensa villa appartenuta a una ricca famiglia romana, presumibilmente al suocero di Giulio Cesare, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino. Al suo interno venne scoperta una biblioteca contenente migliaia di volumi che oggi sembrano dei piccoli tronchi secchi in attesa di essere letti.

Ma come è possibile leggere questi papiri spesso impossibili da srotolare? Questa è la stessa domanda che molti studiosi si sono posti e alla quale oggi si è vicini a rispondere.

Nel corso degli anni, diverse istituzioni si sono chieste come poter leggere ciò che ormai rimane di questi papiri e, fino a poco tempo fa, si erano riusciti a leggere solamente alcuni frammenti dei papiri conservati nella biblioteca della Villa dei papiri utilizzando tecniche come i raggi X. Il processo di studio e lettura di questi papiri ha richiesto negli anni molto tempo e attenzione poiché risulta difficile studiarli senza disintegrarli, compito reso maggiormente arduo dalla scrittura con inchiostro nero su uno sfondo annerito dalla cenere vulcanica e dal passare del tempo.

«Sono neri come un giornale bruciato», spiega il professore di papirologia dell’università di Oxford Dirk Obbink, che studia i papiri dal 1983. Tuttavia, quando sottoposero i papiri alla luce infrarossa gli scienziati rimasero sorpresi nello scoprire che potevano essere letti. «Non potevamo crederci. Il testo non era quello che pensavamo, e ora aveva un senso», dichiarò Obbink. Adesso però l’uso dell’intelligenza artificiale può rendere ancora più facile l’accesso alle informazioni nascoste in questi papiri.

Nel marzo del 2023 l’università del Kentucky ha organizzato un concorso internazionale, chiamato Vesuvius Challenge, lanciato agli informatici di tutto il mondo dal professore Brent Seales, assieme a Nat Friedman e Daniel Gross, affinché migliorassero l’algoritmo della machine learning creata da loro appositamente per leggere le immagini ai raggi x delle pagine carbonizzate, impossibili da srotolare senza essere danneggiate.

Oggi, dopo aver svelato a ottobre la parola “porpora”, tre studenti di informatica, Youssef Nader, Luke Farritor e Julian Schilliger sono riusciti a leggere il 5% del testo dei papiri, vincendo così 700 mila dollari di premio. Un risultato straordinario che apre una nuova finestra sulla vita di quasi 2.000 anni fa. Il Challenge continua, con in palio un super premio in dollari per chi svelerà il 90% dei papiri di Ercolano.

Ma come sono riusciti questi studenti a leggere in pochi mesi ciò che per anni era sembrato impossibile?

Già diversi anni fa erano state decifrate alcune parole greche nel papiro usando la tecnica della tomografia a raggi X a contrasto di fase, che aveva permesso di distinguere alcune lettere dell’alfabeto greco sui documenti grazie alla differenza di spessore data dall’inchiostro. Ma l’arma segreta dei tre studenti è stato un algoritmo dell’intelligenza artificiale, addestrata dal dottorando egiziano Youssef Nader. Questo nuovo approccio allo studio dei papiri di Ercolano funziona così: vengono presi i rotoli dove ancora si leggono ad occhio nudo le scritte, e queste sono usate per insegnare all’intelligenza artificiale dove probabilmente si trova l’inchiostro nei frammenti illeggibili. Un algoritmo che poi dovrebbe svilupparsi automaticamente, al punto da distinguere le sottili differenze tra l’inchiostro e il papiro anche nelle immagini a raggi X.

Per srotolare virtualmente e analizzare i papiri carbonizzati i tre studenti di informatica sono quindi partiti dalle scansioni CT (tomografia computerizzata a raggi X) di un papiro conservato presso l’Institut de France, e dopo la scansione 3D sono passati alla segmentazione (tracciando i livelli del papiro) e infine hanno identificato i punti in cui si trovava l’inchiostro.

Se i ricercatori riusciranno a leggere correttamente i frammenti, in futuro proveranno con le pergamene intere ancora intatte. Al momento hanno appena finito di raccogliere i dati radiografici e stanno sviluppando gli algoritmi. I test sulle pergamene richiederanno qualche mese.

Per quanto riguarda il contenuto delle pergamene, le scoperte potrebbero essere entusiasmanti.

I tre studenti nel decifrare i papiri si sono probabilmente imbattuti in un testo filosofico di Filodemo di Gadara. Nello scritto, il filosofo epicureo s’interroga sul concetto di piacere: da dove nasce e che ruolo ha nella nostra vita? Dissertando di musica e di cibo l’autore si chiede se il piacere derivi dalla combinazione di un insieme di tanti elementi, dal predominare di uno di questi o dalla privazione. La maggior parte dei rotoli già aperti riguardano la filosofia greca e in particolare l’epicureismo, ma non è da escludere la possibilità di ritrovare dei testi latini. 

Dirk Obbink, papirologo e classicista dell’Università di Oxford, che ha lavorato alla formazione degli algoritmi, spiega: «Una nuova opera storica di Seneca il Vecchio, ritenuta perduta, è stata scoperta tra i papiri di Ercolano solo l’anno scorso, mostrando così quali rarità rimangano da scoprire». Si ritiene, infatti, che le biblioteche classiche avessero una sezione greca e una sezione latina, ma finora solo una piccola parte dei rotoli di Ercolano è stata trovata in latino. Forse all’interno della villa c’era una sezione dedicata ancora da scoprire. Obbink spera che le pergamene possano contenere anche opere perdute, come le poesie di Saffo, dei dialoghi di Aristotele, alcune storie di Tito Livio o il trattato che Marco Antonio ha scritto sulla sua ubriachezza.

Soraya Maria Galluzzo   4°D

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