Non è semplice stabilire con certezza quale sia la data di nascita dell’astronomia, poiché i cicli ripetitivi dei movimenti degli astri hanno scandito il ritmo della vita di molte civiltà antiche, fin dalla preistoria. È certo che nell’antica mezzaluna fertile i Babilonesi si dedicassero a più complesse osservazioni del cielo, ma lo facevano principalmente al fine di prevedere il futuro, dato che, per loro, il cielo era la dimora degli dèi. Alcune costellazioni che ancora oggi conosciamo ci sono state tramandate proprio dalle tradizioni babilonesi, alcune delle quali precedenti al 2000 a.C. Dunque, i popoli mesopotamici non distinguevano affatto l’astronomia dall’astrologia e la situazione rimase tale per molti secoli. L’astronomia come scienza, svincolata dalla religione, fa la sua comparsa nel VI secolo a.C., con Talete di Mileto, il primo ad aver pensato che fosse possibile trovare l’archè della physis mediante sia ragionamenti astratti che l’uso della logica, e a seguito il suo allievo, Anassimandro, e l’allievo di quest’ultimo, Anassimene

Delle scoperte astronomiche di Talete si sa molto poco: anche se avesse scritto qualcosa personalmente, è andato tutto perduto e le testimonianze sul suo conto sono incerte o addirittura contrastanti. Tuttavia, dagli aneddoti che ci sono stati tramandati si può comprendere il grande contributo che Talete ha dato all’astronomia moderna. Un aneddoto interessante sul suo conto racconta di come, mentre camminava con lo sguardo rivolto verso l’altro per osservare il cielo notturno, cadde in un pozzo e una giovane della tracia, ridendo, gli disse che era talmente affascinato dal cielo che si dimenticava di pensare a ciò che accadeva sulla Terra. In realtà Talete fu uno fra i primissimi scienziati della storia ad applicare un metodo di ricerca basato sull’osservazione dei fenomeni. Infatti, la sua fama come astronomo va attribuita alla predizione che lui fece dell’eclissi solare avvenuta 28 maggio del 585 a.C. Ma la questione riguardo a questo suo merito è complicata. 

Talete pensava che la terra fosse piatta e che galleggiasse su una vasta distesa d’acqua, elemento che aveva inoltre individuato come archè della physis. Ma se Talete sosteneva che la Terra fosse piatta e galleggiasse sull’acqua, come avrebbe mai potuto comprendere il concetto di orbita, che è fondamentale per capire le ragioni per cui avviene un’eclissi? Semplice, non lo fece: Talete era fermamente convinto che la Terra fosse piatta e non aveva certamente ipotizzato che orbitasse intorno al Sole. Probabilmente, conoscendo le date delle eclissi solari che si erano verificate in precedenza poté fare una stima approssimativa di quando se ne sarebbe verificata una successiva, e il fatto che proprio durante quel 28 maggio era in corso una battaglia fra Lidi e Medi (una mera coincidenza) contribuì ad alimentare la fama della sua sapienza.

Ma non è tutto: a Talete è attribuito anche un calcolo approssimativo delle date dei solstizi d’inverno e d’estate. Non si conosce con esattezza il metodo con cui riuscì a calcolarlo, ma alcuni ritengono che abbia lui il merito della divisione annuale in 4 stagioni, considerando che ha probabilmente anche ricavato le date degli equinozi d’autunno e di primavera dividendo a metà il periodo fra un solstizio e un altro. Probabilmente al filosofo di Mileto si deve anche l’individuazione dell’Orsa minore (al tempo si conosceva già l’Orsa Maggiore) da lui notata perché di posizione pressoché fissa nel corso dell’intero anno. Oggi noi conosciamo bene l’esistenza del polo nord e del polo sud celeste, ma le sue scoperte astronomiche sono state fondamentali per l’astronomia moderna.

Dunque Talete rivoluzionò la storia della scienza, ma fu il suo allievo che ebbe un’intuizione geniale che sconvolse totalmente quella credenza comune di Maya, Egizi, Cinesi, dell’antica India e persino successivamente della Bibbia, secondo cui al di sotto della Terra si trova un qualcosa che sorregge l’intero pianeta e evita che “cada” nel vuoto. Ma Anassimandro di Mileto non si fermò alle convinzioni comuni e mise in discussione quello che prima era considerata la verità assoluta e accettata da tutti, proprio come oggi fanno gli scienziati, i quali non si fermano alle “verità” comunemente ritenute tali ma si spingono oltre, ponendo domande e cercando risposte.  L’allievo di Talete fu infatti il primo nella storia ad ipotizzare che la Terra si trovasse sospesa nel vuoto, discordando anche da quello che era il pensiero del suo maestro. 

In realtà fu probabilmente grazie a Talete che Anassimandro riuscì ad elaborare una teoria tanto originale e molto più vicina alla realtà di quanto non fosse quella del suo maestro. Prendiamo in considerazione la teoria di Talete: la Terra è piatta galleggia sull’acqua come un pezzo di legno. Ma se la Terra galleggiasse sull’acqua, e così si dovesse spiegare il fatto che non cada nel vuoto, allora cosa sorregge l’acqua? Probabilmente fu proprio questa mancanza di chiarezza nelle convinzioni del maestro che spinse Anassimandro a trovare una soluzione.

Per Anassimandro la Terra aveva una forma di un cilindro con altezza pari a 13 del diametro di base (gli umani erano da lui collocati nel disco superiore) e si trovava al centro dell’Universo, equidistante da ogni altro corpo celeste. Il filosofo pose attorno alla Terra dei cerchi che, secondo la sua teoria, dovevano corrispondere al Sole (il più esterno), alla Luna (quello intermedio) e alle stelle (quello più interno). Credeva inoltre che gli astri fossero degli involucri d’aria infuocati al loro interno, e dalle cui aperture (dei fori mobili simili a quelli di un flauto) fuoriuscissero le fiamme. Le eclissi sarebbero, secondo la sua teoria, causate proprio dalla “chiusura” di queste aperture, che impedirebbe alle fiamme di poter essere osservate. Alcune testimonianze riportano un calcolo che Anassimandro avrebbe provato a compiere riguardo le dimensioni di questi cerchi: il più distante avrebbe una dimensione pari a 28 volte quella terrestre, il secondo pari a 19 volte, e il più prossimo 10 volte tanto. 

Al di là dell’incorrettezza scientifica delle teorie di Anassimandro, che ovviamente è stata dimostrata molto più avanti nel tempo, la sola intuizione che la Terra si trovasse ferma al centro dell’Universo fu non solo coraggiosa, ma anche straordinaria a livello intuitivo. Infatti, Anassimandro formulo una tesi che andava sicuramente contro credenze comunemente accettate, ma non aveva neppure alcun modo di essere provata. Inoltre, la sua idea non fu completamente errata da un punto di vista scientifico, poiché è vero che la Terra è “sospesa” nel vuoto, senza che nulla la sorregga.

Il più giovane fra i tre filosofi di Mileto fu invece Anassimene, allievo di Anassimandro. Questi sostenne nuovamente che la Terra avesse una forma piatta e che si trovasse all’interno di una “cupola celeste”. Secondo la sua teoria la Terra, essendo piatta, sovrastava l’aria ad essa sottostante e perciò non precipitava nel vuoto. Riguardo invece alla cupola celeste, Anassimene la immaginava come una semisfera posta sopra la Terra e sulla cui superficie interna si trovavano le stelle. Tuttavia, l’aria di Anassimene aveva delle caratteristiche divine e dal filosofo stesso era considerata l’archè della physis, dunque apparteneva ad una sfera molto più astratta di quanto non si tenda ad immaginare. 

I tre filosofi di Mileto elaborarono dunque teorie diverse e sotto alcuni aspetti contrastanti fra di loro. Eppure, è innegabile l’enorme contributo che hanno dato all’astronomia, di cui le loro teorie rappresentano l’inizio. Se Talete, Anassimandro e Anassimene non avessero compiuto questi piccoli passi le scienze dello spazio moderne non sarebbero ciò che sono oggi!

Arianna Contrino III D

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